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- - mercoledì 23 settembre 2009

 

LA NUOVA SARDEGNA - Ambiente e territorio : Bomba ecologica alla Montefibre

Ottana: negli scantinati allagati veleni che potrebbero inquinare il Tirso

Una bomba ecologica. Che si ingrossa galleggiando negli scantinati allagati dello stabilimento della ex-Montefibre. Corrodendone lentamente e inesorabilmente i muri. Pronta a riversarsi dentro il fiume Tirso. Il tutto nelle viscere dei dieci ettari coperti nel cuore della piana di Ottana. Abbandonati dall’azienda produttrice di fibra acrilica. Che a fine aprile 2003 ha fatto i bagagli e abbandonato l’isola. Un’area enorme, svuotata dai macchinari (portati nella fabbrica di Miranda in Spagna) e sigillata dal gruppo milanese. Che cova al suo interno «la cronaca di un disastro annunciato». La denuncia arriva da Giuseppe Maria Denti, responsabile delle attività produttive della federazione provinciale dell’Artigianato. «A parecchie persone è capitato di notare - spiega - come gli scantinati dello stabilimento, dove erano installati i depositi delle varie materie utilizzate per la produzione delle fibre, siano completamente allagati». Gli scantinati in questione sono ampi 5000 metri cubi e profondi 9 metri. Venivano utilizzati da Montefibre come area di servizio per i reparti AT7 e AT8, dove i polimeri arrivati dall’area chimica si fondevano con i solventi per fare le fibre e venivano trattati con oli di ensimaggio dimetilamina e acrilonitrile (sostanza considerata oggi cancerogena). Conteneva circa 300 motori con relative tubazioni e centraline con depositi di lubrificanti e solventi. «In quegli scantinati inoltre - spiega Denti - confluivano tutte le tubazioni di entrata e di uscita degli oli e delle acque reflue bianche e scure, molte delle quali in fibra di amianto. E, a seguito delle operazioni di smontaggio e dismissione dell’impianto, sono rimasti giacenti enormi quantità di sfridi (resti di lavorazione) e sostanze pericolose, come oli solventi per i motori ma anche residui della lavorazione che si faceva nei reparti al piano superiore». Tutto questo è ora a mollo tra migliaia di metri cubi d’acqua. Arrivati in parte dalle piogge e in parte da una fonte perenne (“sa funtana e sos marteddos”) che si infiltra negli scantinati. Un problema noto alla Montefibre, che aveva installato un sistema di galleggianti che controllava il livello dell’acqua sotto i motori e, quando saliva, scaricava le acque bianche nel fiume Tirso. «Ora i galleggianti sono smontati - spiega Denti - i portelli a servizio del reflusso dei liquidi sono chiusi. E l’acqua sta lentamente salendo e corrodendo tubature di amianto, resti di solventi, prodotti acidi». E soprattutto i muri dell’enorme scantinato «che sottoposti a una pressione sempre maggiore - attacca Denti - e a una inesorabile erosione rischiano di sfondare le pareti riversando sul fiume Tirso i liquidi e compomettendo per sempre la già vaga possibilità di disinquinarlo». Una bomba a orologeria dimenticata all’interno di uno stabilimento ancora di proprietà di Montefibre e controllato dal consorzio Asi. «Quello che è certo - spiega Palmiro Cillara, ex operaio Montefibre e ora rappresentante della Filcea Cgil - è che dopo la smobilitazione di serbatoi e strumentazione la bonifica si è bloccata. E non basta levare le macchine per bonificare terreni usati in quella maniera».

 

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- - lunedì 14 settembre 2009

LA REPUBBLICA - Tetto al numero di studenti stranieri. La Gelmini contro i professori

Il ministro dell'Istruzione attacca la sinistra "Ha terrorizzato per mesi le famiglie"
e annuncia un limite massimo del 30% per classe di ragazzi non italiani

 

ROMA - E' tesa l'atmosfera per l'apertura dell'anno scolastico. Tra proteste e contestazioni, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini risponde duramente alle polemiche. E inizia con un attacco ai professori troppo politicizzati: ''Se un insegnante vuole far politica deve uscire dalla scuola e farsi eleggere'', dichiara in un'intervista al Corriere della Sera. ''Alcuni dirigenti scolastici e insegnanti, una minoranza, disattendono l'attuazione delle riforme'' accusa la Gelmini "tentando di mantenere il modulo anche se il modulo è stato abolito con il passaggio al maestro unico prevalente''.

Riportando i dati sul tempo pieno, poi, non esita ad attaccare la sinistra che, a suo parere "ha terrorizzato le famiglie per mesi, ma ora la disponibilità del tempo pieno per 50mila studenti in più dimostra che il governo aveva ragione". Il ministro interviene anche sulla questione immigrati. "Dall'anno prossimo ci sarà un tetto del 30% di studenti stranieri per classe" spiega a Mattino 5. "In alcuni casi la presenza è del 100%, e questo certo non favorisce l'integrazione. Stiamo studiando gli aspetti tecnici di un provvedimento per introdurre questo tetto, e ci sarà anche una nuova materia, l'educazione alla cittadinanza e alla Costituzione".

Religione. "Sugli insegnanti di religione sono assolutamente d'accordo con il Vaticano" ha poi aggiunto il ministro. "A loro vanno grantite le stesse condizioni degli altri insegnanti, e credo che l'ora di religione debba avere pari dignità rispetto alle altre materie. L'Italia non può non riconoscere l'importanza della religione cattolica nella nostra storia e nella nostra tradizione".


Mobilità.
Tra gli obiettivi del ministro Gelmini, anche una riduzione della mobilità degli insegnanti: "Va a danno degli studenti e della qualità della scuola. Per questo stiamo lavorando per fare in modo che i dirigenti scolastici abbiano la facoltà di mantenere gli insegnanti nello stesso istituto e nella stessa classe per almeno un biennio". Secondo le stime del notiziario specializzato Tuttoscuola, quest'anno saranno oltre 180mila gli insegnanti che cambieranno sede. Di questi, solo 70mila lo faranno per scelta, mentre gli altri vi saranno costretti perché, come precari, vengono nominati di anno in anno su sedi diverse.

 

LA NUOVA SARDEGNA - Economia: Alcoa, il Noe staccherà la spina

I sindacati si spaccano e temono ripercussioni sull’economia  di Erminio Ariu

PORTOVESME. Potrebbe arrivare dai carabinieri del Noe di Cagliari e dalla provincia Carbonia-Iglesias, questa mattina, la decisione di far staccare la spina allo stabilimento Alcoa di Portovesme. Le proibitive condizioni ambientali che da un mese stanno martoriando i reparti produttivi e l’ambiente esterno, compresi i centri di Portoscuso e Paringianu, potrebbero costringere gli ispettori dell’Arpas a decretare una decisione che avrebbe conseguenze impensabili per il Sulcis Iglesiente. Il numero delle celle ferme è arrivato a 52 ma ora altre 15 sono a rischio. La sala elettrolisi è diventata un’autentica sala rianimazione con tre esperti di caratura mondiale, nella conduzione dei processi elettrolitici, che però non sembrano disporre di cure efficaci e adatte al caso. Si litiga su tutti i fronti e la tensione è sempre più alta mentre sale la preoccupazione a tutti i livelli. Anche il sindacato è spaccato: la Fiom Cgil, dopo la richiesta di indennizzi per compensare economicamente il disagio nell’ambiente di lavoro, è isolata dalle altre due componenti. «Domani comunque — precisano Pierpaolo Gai e Bruno Usai della Cgil- convocheremo l’assemblea degli iscritti per decidere la linea di condotta che si dovrà adottare. Si sta lavorando in un infermo e in condizioni ambientali estreme. Gli errori dei responsabili della fabbrica sono enormi e non dovranno essere gli ultimi anelli della catena a dover pagare». Corre comunque voce che i guasti alle celle siano un escamotage per sollevare da oggettive responsabilità Alcoa che potrebbe aver programmato la fuga da Portovesme. «Non crediamo a questa ipotesi — precisano i delegati sindacali di fabbrica — perché l’azienda ha dato già mandato di ricostruire cinque nuovi forni. Non si spendono cifre così importanti quando non c’è futuro». Insomma le strategie applicate in passato nel comparto carbone e nel metallifero potrebbero avere fatto scuola. La chiusura delle miniere di carbone sono state precedute da incendi in galleria e l’estrazione del combustibile fossile si è conclusa con un rogo a meno 400. Anche nel metallifero, a Monteponi. Dopo aver investito miliardi di lire per costruire gli impianti di pompaggio a meno 400 le gallerie sono state allagate mettendo persino a rischio l’incolumità di decine di minatori. Ora questa nuovo atto: 2009 esplodono le celle elettrolitiche, il fluoro invade i reparti e contagia il territorio, e l’alluminio è infarcito di ferro. Sembra fantascienza ma è una realtà difficile da accettare, da capire. «Si sta facendo di tutto per salvare il salvabile — concludono i delegati sindacali — ma di fronte a questa emergenza non ci sentiamo di fare alcuna ipotesi». Tutti sono paralizzati, del resto la paura della chiusura della fabbrica non può che essere paralizzante.

 

LA NUOVA SARDEGNA - Istituzioni, Europa, Enti Locali: «Crisi economica, la Regione è ferma»

NUORO. La Regione? «Al momento, non è stata in grado di imprimere quella svolta economica e sociale tanto auspicata e, anzi, non sembra in grado di far fronte alle attuali emergenze». L’industria? «Emblematico lo stato di degrado in cui versa il Nuorese: l’ Equipolymers, che nel tentativo di succhiare le ultime risorse dell’accordo di programma, chiude i battenti con la conseguenza che altre aziende, Clivati in primis, adotteranno il medesimo atteggiamento; risultato: centinaia di operai a casa ». È Giorgio Fresu, segretario provinciale dell’Upc, Unione popolare cristiana, di Nuoro, a intervenire nel dibattito politico sulle zone interne. Ormai nel profondo della crisi più nera. «Anche il mondo delle campagne è abbandonato a se stesso» sottolinea ancora. «La scuola pubblica vanifica gli sforzi, gli anni di attese ed i concorsi di centinaia di precari, tra docenti e personale Ata, e lascia a casa intere famiglie». Fresu ne ha anche per il gestore idrico Abbanoa: «Fa acqua da tutte le parti e continua a creare lentezze, danni ambientali e disagi alla popolazione». E la Regione cosa fa? «Lottizza sanità e Consorzi di bonifica » sentenzia. «Ecco perché di fronte a questo scenario si fanno sempre più concreti la volontà ed il desiderio di costituire un grande contenitore politico, alternativo ai due poli, che disinneschi il tentativo di rafforzare il bipolarismo trasformandolo in bipartitismo, di cui l’Upc e le altre forze politiche moderate e di centro vogliono essere protagonisti per inaugurare una nuova, solidale, pluralista e più equa stagione politica — spiega Fresu —, a partire dalle prossime amministrative». Un vero e proprio programma di intenti, a pochi giorni dalla nomina a segretario nazionale dell’Upc di Antonio Satta. Riprende vigore, insomma, «l’obiettivo di dar vita ad un nuovo soggetto politico di centro — spiega Giorgio Fresu —, capace di unire tutti i movimenti e le associazioni che si riconoscono negli autentici valori di ispirazione popolare e cristiana.

 

 

LA NUOVA SARDEGNA - Sanità e affari sociali : Lottizzazione Asl, tutti i rischi di Cappellacci


CAGLIARI. Settimana politica delicatissima per la giunta regionale di Ugo Cappellacci. La giornata chiave è quella di domani. Due gli appuntamenti: il primo è la seduta per le nomine dei commissari delle Asl, dell’ospedale Brotzu e delle due aziende miste di Cagliari e Sassari, il secondo è nella commissione Urbanistica del Consiglio che deve unificare i testi sul Piano casa. La vera patata bollente è la sanità. La lottizzazione realizzata prima con la spartizione dei posti (nel vertice di venerdì) e poi con la scelta dei commissari affidata ai partiti, ha provocato reazioni anche nel centrodestra (soprattutto da parte degli esclusi) e ha dato al centrosinistra la possibilità di tornare all’attacco. A prendere le distanze è stato persino l’assessore alla Sanità, Antonello Liori, che, dopo aver sottolineato di non aver preso parte al vertice di venerdì, ha avvertito che non accetterà imposizioni dai partiti. Lo stesso Ugo Cappellacci, nella lettera aperta che ha scritto dopo le critiche, ha rivolto una sorta di appello agli alleati perché facciano designazioni di qualità. Sulla qualità puntano i Riformatori. Lo ha sottolineato l’ex manager Franco Meloni, ora consigliere regionale, nel replicare agli attacchi del Pd. «Prima di metterci sotto accusa - ha detto - sarebbe meglio aspettare di verificare la qualità delle nomine». Meloni ha indicato, per l’azienda mista di Cagliari, l’attuale direttore sanitario dell’ospedale Brotzu, Roberto Sequi, il quale, pur facendo riferimento al partito dei Riformatori, era ben visto anche dalla giunta di Renato Soru. Ma la designazione di Sequi, come quella di Mariano Meloni indicato dal Psd’Az per la Asl di Nuoro, potrebbe cadere. Proprio per l’attuale incarico al Brotzu (Meloni è direttore amministrativo alla Asl di Lanusei): nel centrodestra pare ci fosse un’accordo a escludere tutti gli uscenti. Dopo le numerose prese di posizione del Pd, ieri è stata la volta dell’Italia dei Valori con il consigliere regionale Adriano Salis: «Mentre si spengono le ciminiere, mentre i precari sono espulsi dalla scuola, mentre la Sardegna continua a essere presa in giro da Berlusconi, il Centrodestra non sa fare altro che lottizzare». Per quanto riguarda la commissione Urbanistica, si sa che il centrodestra punta molto sul Piano casa. Il testo della giunta e quello del Pd sono molto diversi e se il clima politico resterà quella della contrapposizione frontale come nel caso della sanità, l’unificazione dei testi risulterà complessa. (f.per.)

 

 

 

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- - giovedì 10 settembre 2009

 

IL SARDEGNA -  Scuola, maggioranza divisa il Psd'Az: lo Stato paghi i tagli - Alessandro Zorco

 

Sardisti contro il Pdl: bisogna rinegoziare l'accordo sui precari

Maggioranza lacerata sull'accordo siglato lo scorso 31 luglio dal ministro Maria Stella Gelmini e dall’assessore regionale alla Pubblica Istruzione, Lucia Baire per fronteggiare l'emergenza scuola. In una mozione presentata ieri il Psd'Az ha invitato la Regione a rinegoziare l’intesa lasciando che sia lo Stato ad assumersi i costi sociali della mannaia sul personale scolastico. Una presa di posizione, appoggiata anche dai sindacati (che ieri hanno manifestato a Nuoro) e dall'opposizione, che ha provocato lo scontro nel centrodestra isolano. «LA CRISI occupazionale del comparto scuola dev'essere affrontata dallo Stato che l’ha prodotta», si legge nella mozione sardista, primo firmatario il capogruppo Giacomo Sanna. Una mozione definita “irricevibile” dalla consigliera del Pdl Simona de Francisci. «Non si può pensare che la Giunta regionale si rimangi un accordo con il Governo raggiunto dopo una lunga e approfondita concertazione: sarebbe stato più utile ed opportuno se i colleghi sardisti avessero scelto di confrontarsi con il resto della maggioranza, magari sottoponendo all’attenzione della Giunta, in cui sono rappresentati, le loro perplessità ». Di diverso avviso gli esponenti dell'opposizione. Per il capogruppo del Pd Mario Bruno e il consigliere Marco Espa, «è inutile che qualche esponente del Pdl cerchi di coprire la verità: molti esponenti della maggioranza, non solo il Psd’Az, sono for temente contrariati dall’accordo stipulato». Mentre il consigliere Franco Sabatini, si appella alla Giunta perchè firmi col Governo un nuovo accordo. Intanto, la norma approvata dal Consiglio dei Ministri per ovviare alle conseguenze dei tagli che prevede un'indennità di disoccupazione per gli insegnanti precari ai quali non saranno rinnovate le supplenze annuali, è stata salutata con soddisfazione dal deputato sardo del Pdl Bruno Murgia. E, quanto ai numeri, il direttore dell'Ufficio scolastico regionale Armando Pietrella ha replicato alle accuse dei sindacati che denunciano circa 2200 tagli. Secondo Pietrella i posti in meno nell’organico dei docenti della scuola sarda di ogni ordine e grado sono 1692 rispetto allo scorso anno.

 

 

LA NUOVA SARDEGNA - Politica: Ottana, fine dell’industria. Tra dieci giorni si fermano gli impianti Equipolymers - di Giovanni Bua NUORO

 Gli impianti Equipolymers fermi da lunedì 21. Un tavolo ministeriale convocato in fretta e furia per il 17. L’assessore regionale alla Programmazione, Giorgio La Spisa, che vola a Roma per incassare le rassicurazioni dal gabinetto del ministro Scajola. I sindacati pronti alla rivolta. E la centrale di Ottana Energia pronta a chiudere. Portandosi dentro il poco che resta dell’industria nella Sardegna centrale. Tutto avviato da un semplice foglio excel firmato Dow-Pic. Che arriva martedì notte sulla scrivania del direttore della centrale di Ottana Energia, Tigellio Erdas. E deflagra come una bomba in un ambiente già in fibrillazione. Un foglio excel. Il foglio è un semplice specchietto che comunica che a partire da venerdì 18 la quantità di energia necessaria allo stabilimento che produce pet nella piana di Ottana andrà progressivamente decrescendo, fino ad arrivare a zero lunedì 21. Giorno di blocco degli impianti. Nessuna spiegazione, nessuna data di riavvio. Una vera bomba, che scoppia a poche ore di distanza da una riunione ad alta tensione andata in scena nella Provincia di Nuoro. Con i sindacati che avevano affrontato a muso duro un rappresentante della multinazionale. Chiedendogli conto della trattativa fallita col patron di Ottana Energia, Clivati, e la thailandese Indorama per la cessione dell’impianto. Cellulari roventi. Il primo a muoversi è proprio Paolo Clivati, che convoca le Rsu della centrale. E comunica che è pronto a chiudere lo stesso giorno di Equipolymers. I sindacati si attaccano al telefono. Parlano con l’assessore regionale all’Industria, Andreina Farris. Che cerca di tranquillizzarli: «Ho parlato con Equipolymers — spiega — è una fermata programmata di tre settimane. Nessuno verrà messo in cassa integrazione. E inoltre è già convocato per il 17 un tavolo ministeriale a Roma per parlare della situazione». Gianfranco Mussoni, Ignazio Ganga e Nicolino Pittalis (Cgil, Cisl e Uil) incassano le rassicurazioni. Ma non abbassano la guardia. E annunciano una immediata mobilitazione. Nel mentre Cappellacci, alla Maddalena per il vertice italo-spagnolo di oggi, chiama Roma. Un biglietto per Roma. «Prendiamo atto delle rassicurazioni dell’azienda — spiega il governatore — ma occorre avere una serie di garanzie a tutela dei lavoratori. Rimane la preoccupazione per quanto sta accadendo e faremo di tutto per salvaguardare il futuro dell’azienda e i posti di lavoro». Cappellacci chiede al Governo un incontro urgente, fissato per le 19 nell’ufficio del ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola. Alla riunione partecipa l’assessore regionale alla Programmazione, Giorgio La Spisa che incontra i responsabili di gabinetto del ministro: «Mi hanno rassicurato — spiega al termine del faccia a faccia — sul fatto che quello di Equipolymers è solo uno stop tecnico e non una decisione unilaterale di chiusura. Le trattative continuano con la massima attenzione da parte del Governo dell’azienda. E chiaramente della Regione. Nel tentativo di abbattere le diseconomie che rendono dif- ficile fare impresa nella Sardegna centrale. Il 17 a Roma ci sarà un altro incontro. Ed Equipolymers parteciperà. Nessun allarme dunque, anche se la situazione rimane problematica. E la nostra attenzione altissima». Sindacati in movimento. Parole che non bastano ai tre rappresentati provinciali di Cgil Cisl e Uil Mussoni, Ganga e Pittalis: «Assistiamo all’ennesimo atto irresponsabile — tuonano — fatto infischiandosene di ogni rapporto con sindacati e territorio. Non sappiamo se Equipolymers vuole cedere o chiudere. Non sappiamo a chi e a quanto vuole vendere. Siamo stati tagliati fuori da ogni trattativa. Che si sta svolgendo come un semplice affidare tra privati con Regione e Governo irresponsabilmente alla finestra. A guardare quello che succede. Succede che Equipolymers chiude gli impianti. E poco ci interessa se dice che sarà uno stop programmato. Se chiudono non riapriranno. E se è una prova di forza per vedere la reazione del territorio avranno la loro reazione». Crisi totale. Parole di fuoco che sottolineano la tensione che si respira a Ottana. Dove l’area industriale sta cadendo a pezzi. Basti pensare che negli ultimi due anni sono spariti oltre 600 posti di lavoro. Se si esclude Montefi- bre, che ha chiuso nel 2003 mandando a casa 250 lavoratori, sono una decina le imprese che hanno fermato impianti e cantieri. Legler, Cartonsarda, Minitow, Nuoro Servizi, Ibs, Agrival, Plasteco, Master Sarda. Un cimitero in cui Equipolymers era l’ultimo baluardo. E la cui chiusura porterebbe nel baratro le poche imprese rimaste: Ottana Energia in primis, ma anche Corstyrene e Lorica. Altri 500 posti di lavoro che segnerebbero la fine di una provincia che già ha il non invidiabile record di 2 milioni e mezzo di ore di cassa integrazione fatte nel 2008. E che non potrebbe reggere a un ulteriore collasso. La posta in palio. La fiebile speranza che rimane è che Equipolymers non abbia davvero intenzione di chiudere. E che l’annunciato blocco degli impianti sia una prova muscolare per forzare i tempi di un dibattito e di una grossa torta di fondi impantanati nelle stanze di ministero e Regione. All’appello mancano i soldi dell’accordo sulla chimica del 2003 (50 milioni), di quello del 2007 per infrastrutture e servizi (10 milioni del Governo, e 2 della Regione), dell’intesa istituzionale fra Regione, Provincia e Comune di Nuoro del 2007, della rimodulazione dei fondi del contratto d’area di Ottana (50 milioni). «Equipolymers vuole andare via per le diseconomie che gli crea rimanere — attacca il presidente della Provincia, Roberto Deriu — noi invitiamo Governo e Regione ad aiutarci a risolverle. E non con nuovi accordi. Ma dandoci i soldi che ci spettano». «Quello che è davanti agli occhi di tutti — attacca il candidato alle primarie del Pd, Silvio Lai — è l’assenza di un’idea minima di politiche industriali da parte della Regione».

 

 

LA REPUBBLICA - Economia: “Fuori dal tunnel ma ripresa insidiosa” - Giovanni Parente, Roma

Il casello per l’uscita dalla crisi almeno comincia a scorgersi all’orizzonte. Ma le conseguenze si faranno ancora sentire, soprattutto sull’occupazione. Saranno 700mila i posti di lavoro persi tra la fine del 2008 e la fine del prossimo anno. Nel 2009 se ne perderanno 577mila, nel 2010, invece, 120mila. La disoccupazione salirà all’8,3% (nel 2008 era al 6,7%) per poi arrivare al 9,5% a inizio del 2010 (il massimo dal quarto trimestre del 2000) e non calerà durante l’anno. Sono gli scenari economici lungo cui si muoverà il nostro Paese secondo il Centro studi di Confindustria (Csc). «Siamo fuori dal tunnel della recessione, il peggio è alle spalle — sottolinea il presidente degli industriali, Emma Marcegaglia — però la crescita sarà lenta e insidiosa. Ricominceremo ad avere il segno più nel 2010 ma in maniera ancora ridotta». Le previsioni del Csc, infatti, sono di un Pil a -4,8% nel 2009 e di una crescita dello 0,8% nel 2010. La sensazione è che ci si trovi davanti a uno snodo. I primi segnali di ripresa hanno iniziato a manifestarsi già durante l’estate. «L’autunno e l’inverno prossimi — scrivono gli economisti di viale dell’Astronomia — saranno decisivi per molte imprese, incluse alcune tra le più innovative e dinamiche ». Molte aziende potrebbero cambiare “pelle” con ristrutturazioni, fusioni e chiusure. Il messaggio della Marcegaglia però è chiaro: «Non siamo davanti a una catastrofe, bisognerà gestire alcuni mesi difficili ma il Paese ce la può fare». Con una precisazione anche sulle banche: «Il maggior rischio di credit crunch per le imprese nasce da oggi in poi». Ma «non serve dare contro le banche e fare crociate». Un invito alla prudenza nel fare previsioni è arrivato dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: «Sono sempre un po’ perplesso sulle funzioni delle previsioni, soprattutto quando i previsori ci offrono uno scenario rigido e tendenzialmente pessimista e poi devono rivedere le previsioni al rialzo, come è accaduto recentemente, incidendo sulla fiducia che stiamo tentando di ricostruire». E ha confermato la disponibilità di fondi per gli ammortizzatori: «Abbiamo già speso 1,5 miliardi rispetto agli 8 a disposizione del biennio. In questa seconda metà dell’anno spenderemo altri 500 milioni». Alla presentazione del rapporto del Csc c’era anche Romano Prodi, che ha reindossato gli abiti dell’economista: «La manifattura è il sostegno dell’economia italiana, è l’unica voce che abbiamo nel mondo, il resto non c’è».

 

 

 

 

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- - martedì 8 settembre 2009

 

REPUBBLICA: Il Secolo d'Italia: "PDL ormai becero, è Feltri ad uscire fuori dai ranghi"

08.09.2009

ROMA - Il Secolo d'Italia difende Gianfranco Fini. Il quotidiano ex Alleanza Nazionale ribatte all'attacco lanciato dal Giornale e ricorda a Vittorio Feltri che in passato ha sostenuto l'attuale presidente della Camera perchè condivideva "la sua visione di un centrodestra di tipo europeo". E invece il "nuovo Feltri", scrive il direttore Flavia Perina nell'editoriale, invita a rientrare nei ranghi, "una gentile metafora dell'antico tornate nelle fogne".
Nell'editoriale pubblicato ieri dal Giornale, Feltri aveva giudicato "vergognoso" il "comportamento" del presidente della Camera "sulla vicenda Boffo" e, dopo averlo accusato di improvvise "virate" per arrivare al Quirinale, gli dava un "consiglio non richiesto: rientri nei ranghi". Un attacco che aveva sollevato una bufera nel Pdl e costretto Berlusconi a prendere le distanze dall'articolo: "Confermo al presidente Fini la mia stima e la mia vicinanza".
Nella replica, il Secolo d'Italia scrive oggi che il giochino all'attacco "sta quotidianamente snaturando il profilo del Pdl e tradendo la sua stessa denominazione con l'immagine di un partito becero, nevrastenico, con la bava alla bocca, che abbaia contro gli avversari
e adesso - rileva l'editoriale - anche contro gli alleati con un furore non giustificato dai fatti".


Anche Avvenire torna ad attaccare Vittorio Feltri. In un editoriale del quotidiano della Cei intitolato "Una esemplare ingiustizia - Boffo e il male radicale", si legge: Boffo, "direttore galantuomo", vittima di "un'aggressione mediatica", "uomo giusto", ha "fatto prova del destino che aspetta chi pratica la giustizia".

Ampio spazio Avvenire riserva spazio anche allo scontro che ha opposto Feltri al presidente della Camera Gianfranco Fini: "Feltri ha spacciato per reati contro la legge e la morale ignobili insulti contenuti in una lettera anonima diffamatoria. Rilegga se stesso Feltri. Ci pensi e, se ne è capace, chieda scusa",

(8 settembre 2009

L'UNIONE SARDA - Economia: Eurallumina, nessun segnale di ripresa

08.09.2009

Ancora fermi i lavori preliminari per il riavvio degli impianti

Nella fabbrica chiusa nessun segnale di ripresa. Così i lavoratori temono che il riavvio dell'Eurallumina possa essere rinviato. Sono passati sei mesi dalla fermata dell'Eurallumina e dall'inizio della cassa integrazione per i 400 dipendenti. Ma nello stabilimento di Portovesme ancora non si vede nessun movimento, nessun investimento in corso. Tutto immobile. E tra i lavoratori comincia a serpeggiare il dubbio che la fermata e, dunque, la cassa integrazione, sia destinata a protrarsi per ben più di un anno. Un'ipotesi che non trova al momento nessuna conferma ufficiale ma che sembra supportata dall'incertezza totale in cui si trovano i lavoratori. Tanto basta per riportare il caso- Eurallumina all'attenzione di sindacati ed istituzioni. TUTTO FERMO «C'è un silenzio molto preoccupante - dice Sergio Murenu, delegato della Rsu - finora non abbiamo notizia di lavori in corso, né conosciamo una data approssimativa per il riavvio degli impianti. Non sappiamo nulla di nulla, e il silenzio a questo punto non è di buon auspicio. Se per caso la cassa integrazione dovesse prolungarsi oltre i dodici mesi inizialmente stabiliti ci sarebbero ad esempio gravi ripercussioni per i dipendenti che devono andare in pensione nei prossimi medi e che si vedrebbero ridurre sensibilmente l'assegno mensile». I MUTUI Altro capitolo spinoso è quello dei mutui per la casa: sono tanti gli operai che, pur in cassa integrazione, devono pagare la rata. Nei primi mesi, dopo la fermata della fabbrica, sembrava che fosse stata raggiunta un'intesa con l'Abi per il congelamento dei pagamenti, ma così non è stato. Ora, quando la copertura garantita dalla cassa integrazione è giunta a metà percorso, è tempo di fare bilanci e capire cosa devono aspettarsi i lavoratori. Il prezzo dei metalli, dell'alluminio peraltro è in lenta ma costante risalita: sarà sufficiente per convincere la Rusal a riaprire la raffineria di Portovesme? Tanti interrogativi e tanti dubbi ancora senza risposta. Questa mattina è prevista una riunione della Rsu di fabbrica: i delegati faranno il punto della situazione e chiederanno chiarezza sul destino dell'impianto. LA CRISI Fino a un anno fa l'Eurallumina era la realtà più solida del polo industriale di Portovesme, ma la crisi internazionale non ha lasciato scampo alla raffineria, da due anni in mano alla multinazionale russa Rusal. Tra le grosse aziende presenti nell'area industriale del Sulcis l'Eurallumina è la fabbrica che sta pagando il prezzo più alto alla crisi: produzione azzerata, cancelli sbarrati e operai a casa.

ANTONELLA PANI

 

L'UNIONE SARDA - Economia: Appello alla Regione per il rilancio del settore estrattivo 08.09.2009

Poche realtà del settore lapideo hanno resistito alla crisi, una di queste è l'estrazione del talco a Orani, che ha alle spalle ottant'anni di storia e oggi dà lavoro a trecento addetti. Ma per rafforzarla occorre innovare, abbattere i costi di trasporto, mettere mano al problema delle concessioni, snellire la burocrazia. In buona sostanza mettere mano ad una legge regionale che non demonizzi il lavoro in miniera, ma al contrario valorizzi e potenzi la tipicità. L'argomento è stato al centro del convegno promosso dall'Associazione industriali della Sardegna Centrale dal titolo Le proposte per la promozione e lo sviluppo del settore lapideo estrattivo . Ai lavori, coordinati da Roberto Bornioli, presidente della commissione regionale Cave e Miniere e vice presidente Confindustria, hanno partecipato Andreina Farris, assessore regionale all'industria e Simona Murroni funzionario del medesimo assessorato, Mara Mangia di Sardegna Ricerche, Bruno Valenti, presidente del Consorzio Marmi di Orosei, Piero Tamponi, presidente del Consorzio Graniti ed il consigliere regionale Franco Mula. Il settore lapideo nell'Isola riveste un ruolo importante con 641 siti produttivi ed una occupazione diretta di 3.700 persone e un fatturato di 241 milioni nel 2007. Numeri importanti che vanno ad aggiungersi al peso sull'export regionale stimato in circa il 10%. Un settore che va dunque sostenuto ma sul quale ha pesato la delibera regionale 37/14 del 25 settembre 2007 e le sue 31 prescrizioni, che a detta degli imprenditori presenti al convegno avrebbe dato il colpo di grazia al settore inserito nel piano paesaggistico regionale. È stato invece apprezzato lo sforzo fatto dalla nuova giunta regionale, che si è impegnata a dare nuovo impulso al settore lapideo innanzitutto coinvolgendo gli addetti ai lavori e bloccando il provvedimento che stabiliva la chiusura delle cave senza i requisiti contemplati dal piano delle attività estrattive. Roberto Bornioli ha presentato la proposta dell'associazione per rivitalizzare il comparto: «Istituire un ufficio regionale di coordinamento delle azioni di promozione e sostegno, investire sulla competitività del settore estrattivo, sviluppare i distretti industriali del marmo di Orosei e del granito della Gallura ed istituire i poli estrattivi, creare un marchio collettivo per la produzione e valorizzazione dei minerali industriali e delle pietre ornamentali, prevedere negli appalti di fornitura delle opere pubbliche l'utilizzo delle pietre locali».

MARIA B. DI GAETANO

 

L'UNIONE SARDA - Cultura e istruzione : Scuola, sit-in in via Roma

08.09.2009

I precari della scuola daranno vita, questo pomeriggio, a un sit-in in via Roma, davanti al Consiglio regionale, per protestare contro i tagli agli organici del personale docente e dei dipendenti Ata. La mobilitazione, che vedrà in campo Cgil, Cisl e Cip (Comitato dei precari), comincerà alle 15 e sarà in concomitanza con l'audizione delle rappresentanze sindacali nella Settima commissione del Consiglio regionale. «La denuncia dei drammatici tagli ai danni della scuola sarda effettuati dal ministero», scrive Peppino Loddo, segretario della Flc Cgil, «e realizzati, persino oltre il dovuto, dall'Ufficio scolastico regionale, ci portano anche a denunciare l'assenza di qualsiasi intervento di difesa della scuola sarda da parte delle Istituzioni dell'Isola, che avrebbero dovuto invece difenderla e sostenerla». Così, al Consiglio regionale presenteremo con dovizia di dati, i disastrosi risultati delle operazioni effettuate dalla Direzione scolastica Regionale, denunceremo l'assenza di qualsiasi intervento dell'assessore regionale in ordine alla difesa e alla tutela degli organici del personale della scuola sarda». Intanto la Cisl fa sapere che «il punto di raduno del sindacato è fissato alle 16 all'entrata del Consiglio, sul lato destro dell'edificio». Nel settembre caldo della scuola sarda si apre anche un altro fronte, con le polemiche sul contratto integrativo regionale dei dirigenti scolastici. Il presidente regionale dell'Anp (l'associazione dei dirigenti scolastici) Bachisio Porru, denuncia i tagli alle retribuzioni che sarebbero stati messi in atto nonostante il contratto siglato due anni fa: «La parte variabile della retribuzione di posizione e la retribuzione di risultato risultano arbitrariamente ridotte rispetto alla misura legittima, pattuita in contrattazione». L'organizzazione sindacale fa sapere che «provvederà a organizzare tutte le necessarie azioni di tutela degli interessi violati, incluso il ricorso all'Autorità giudiziaria competente». Nel frattempo è stata organizzata, per mercoledì 16 settembre, a Ghilarza, l'assemblea regionale dei dirigenti scolastici della Sardegna. L'appuntamento è alle 16 all'Istituto di istruzione superiore, in via Volta.

 

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  Riduci
- - venerdì 4 settembre 2009

 

"Sono stato io il primo a pagare" . Il premier teme la reazione cattolica  - Repubblica, Francesco Bei

ROMA - La notizia delle dimissioni del direttore di Avvenire viene battuta dalle agenzie mentre il Consiglio dei ministri è agli sgoccioli. Gianni Letta l'aveva saputa in anticipo, direttamente dal cardinale Bagnasco, comunicandola al premier. "Mi dispiace umanamente per lui, ma io non c'entro nulla. Del resto - è il commento di Berlusconi che filtra oltre la cortina del silenzio - sono stato io il primo a pagare per questa campagna di fango". Resta il problema della Chiesa italiana, il timore di Berlusconi dei contraccolpi che la caduta di Boffo può provocare nei rapporti tra la Santa sede e il governo. Un problema che assilla il Cavaliere vista l'insistenza con cui smentisce "frizioni" con il Vaticano e ribadisce ogni volta che il legame "resta eccellente come sempre".

 

Senza contare quelle voci che sono arrivate anche al suo orecchio, rumors di spallate in arrivo, di nuove rilevazioni giudiziarie, di un coagularsi di forze ostili al suo governo. Insomma Berlusconi è consapevole della necessità e dell'urgenza di mettere in campo delle contromisure, in primis per disinnescare quella crisi di fiducia con il mondo cattolico culminata con gli attacchi del Giornale (ma anche di Libero e Panorama) a Dino Boffo. Che fare? "Dovremo lavorare duramente sulle cose concrete - ha detto ieri il capo del governo in apertura del Consiglio dei ministri - , l'opposizione e i giornali ci attaccano, ma noi ce ne dobbiamo infischiare. Anche perché i sondaggi ci danno sempre altissimi come fiducia, io sono oltre il 68 per cento. E poi...". "E poi", ha aggiunto, "c'è da decidere al più presto una linea sul testamento biologico e sulle regionali".

 

Ecco i due fronti su cui far scattare la controffensiva: biotestamento e accordi sulle candidature per le regionali di marzo. Sul testamento biologico ci sarà presto una riunione che stabilirà la linea ufficiale e sarà quella di restar fermi anche alla Camera, nella sostanza, sul testo uscito dal Senato. Salvo l'ovvia "libertà di coscienza" per i finiani dissidenti.


"Dobbiamo capire cosa fare con Casini - ha poi proseguito il premier passando a parlare di regionali -, se dobbiamo lasciarlo andare da solo o se invece non ci convenga provare un accordo". Domanda retorica se è vero che Berlusconi avrebbe già affidato a Franco Frattini l'incarico di trattare riservatamente con Casini le condizioni per un'alleanza con il Pdl. L'accordo con il "figliol prodigo" insomma è un tassello fondamentale della strategia di Berlusconi. Non solo per riallacciare un rapporto positivo con la Cei (fu proprio Dino Boffo, al Tg1, poche settimane prima delle elezioni anticipate del 2008, a cercare di convincere Berlusconi a tenere l'Udc nella coalizione), ma anche per vincere a man bassa le regionali e mettere un freno a tutte le manovre di chi vorrebbe disarcionarlo. Dai calcoli che hanno fatto vedere al premier sarebbero infatti 7 su 13 le regioni in cui l'apporto dei centristi è determinante: il Piemonte, la Liguria, le Marche, il Lazio, la Campania, la Puglia e la Calabria. Ma il sudoku delle regionali si sta rivelando più complesso del previsto.

La Lega infatti ha alzato il prezzo e pretende tre regioni "pesanti", mentre Berlusconi non può permettersi di cedere la Lombardia perché teme l'ira di Formigoni e paventa un suo immediato passaggio tra i centristi. I problemi si complicano anche guardando al Veneto, visto che al governatore Galan, in cambio di suo eventuale sacrificio, il premier avrebbe in mente di proporre un posto in Consiglio dei ministri. Per far questo, s'intende, sarebbe necessario un rimpasto.

 

Politica: La Cei: attacco inqualificabile I vescovi con l’ex direttore -  Corriere della Sera


Il presidente della Conferenza episcopale: gratitudine a Boffo

ROMA — Sabato lo aveva di­feso dall’«attacco disgustoso e molto grave», ripetendo la «sti­ma e fiducia mia personale, dei vescovi italiani e di tutte le comunità cristiane». Alla fine il cardinale Angelo Bagnasco, ieri, non ha potuto che «pren­dere atto con rammarico» del­le «dimissioni irrevocabili» di Dino Boffo. Soprattutto, però, il presidente della Cei esprime in una nota «l’inalterata stima per la sua persona, oggetto di un inqualificabile attacco me­diatico ». E a Boffo, «personal­mente e a nome dell’intero epi­scopato », conferma la «profon­da gratitudine per l’impegno profuso in molti anni con com­petenza, rigore e passione, nel compimento di un incarico tanto prezioso per la vita della Chiesa e della società italia­na ». Non solo: «Apprezzando l’alta sensibilità umana ed ec­clesiale che lo ha sempre ispi­rato, gli manifesta vicinanza e sostegno nella prova, certo che il suo servizio alla Chiesa e alla comunità civile non verrà meno». La nota della Cei arriva subi­to dopo l’annuncio delle dimis­sioni, ed è l’unico commento «autorizzato» della giornata. Anche dal Vaticano, ufficial­mente, arriva soltanto un «no comment», come spiega il por­tavoce, padre Federico Lom­bardi: «Lasciamo tutto alla Conferenza episcopale. Mi pa­re che sia la sede corretta e il suo presidente ne ha l’autori­tà. Non abbiamo altro da ag­giungere ». Il sito della Radio Vaticana , comunque, ieri ha riportato in prima pagina la no­tizia e il commento del cardi­nale. Ma la faccenda, ora, riguar­da la Cei. E si è deciso di «la­sciare la scena alla lettera di Boffo e alle parole del presi­dente », spiegano ambienti vi­cini alla Conferenza episcopa­le: ai vescovi è stato data indi­cazione di non parlare. Con qualche eccezione, come le pa­role dell’arcivescovo di Caglia­ri, Giuseppe Mani, rilanciate dalle agenzie: «Si è trattato di un gioco mediatico con il qua­le Berlusconi è riuscito a spo­stare l’attenzione da se stesso a quest’altro caso, ora si parla di questo e non più di lui. Ma la gente non è interessata alla vicenda, la Chiesa è un’altra co­sa e le persone lo sanno». Dal mondo cattolico, del re­sto, piovono dichiarazioni di solidarietà. A cominciare dal Cl, la Fraternità fondata da don Luigi Giussani: «Comunio­ne e Liberazione è grata a Dino Boffo per il lavoro di questi an­ni a servizio dei Vescovi, del Santo Padre e della presenza cristiana nella società italiana, sempre pronto a valorizzare tutto ciò che di vero e di buo­no lo Spirito suscita, dentro e fuori la Chiesa». Dimissioni «traumatiche, tristi e coraggiose», fa sapere Scienza e Vita. E il Forum delle associazioni familiari: «Il ge­sto ci conferma sullo spessore umano di Boffo, sulla sua pro­fonda libertà e totale disponi­bilità al servizio della Chiesa», dice il presidente Francesco Belletti. «Ma il gesto difficil­mente basterà a mettere la pa­rola fine a questa sporca vicen­da: il sistema informativo avrà molto da riflettere sulle cose che non vanno e da leccarsi non poche ferite». Anche l’Uc­si, l’unione della stampa catto­lica italiana, scrive: «Si usano i giornali come strumenti di lot­ta politica e come pugnali per colpire alla schiena gli avversa­ri del momento, come ha fatto Feltri contro Boffo, al quale i giornalisti dell’Ucsi esprimo­no piena solidarietà umana e professionale». G. G. V.

 

 

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- - venerdì 31 luglio 2009

 

Crisi congelata e oggi in aula - Trascorsi i due giorni la Nonnis non dà i nomi dei nuovi assessori - La Nuova Sardegna, Enrico Carta

ORISTANO. Crisi congelata. A dispetto del caldo. oggi quindi, il Consiglio Comunale si riunisce con la Giunta schierata con la medesima formazione dei giorni scorsi. Ognuno al suo posto e nessuno si alzerà per sentire la relazione dei due esperti del Puc.

Impensabile, se non altro per dovere di ospitalità che qualcuno si sollevi dalle sedie e ripeta il plateale gesto dello scorso Consiglio comunale,quando il sindaco era stato letteralmente abbandonato dai suoi uomini, che in nome dei partiti che li sostengono avevano così ribadito la volontà di effettuare al più presto il rimpasto di giunta. In attesa di trovare l'amalgama sono intanto passati i due giorni che l stessa Angela Nonnis aveva indicato come termine entro il quale sarebbe scaduto l'ultimatum. Il rintocco dell'oroogio avrebbe dovuto portare con sè anche i nomi dei nuovi assessori della terza giunta varata in due anni dal primo cittadino, ma l'orologio di Angela Nonnis evvidentemente non scandisce lo stesso orario dei capi di partito. Impegnati quasi tutti a Cagliari in Regione. Così in loro assenza il sindaco si è trincerato in un silenzio che verrà interrotto oggi per dovere istituzionale, con parole che non porteranno le novità tanto attese. Diceva la Pubblicità: <O così....>. E da quel detto i partiti non recedono. I nomi degli assessori da destituire sono quelli già fatti nei giorni scorsi. Le teste da far saltare restano quelle di Ivano Cuccu, Chicco Varsi e Tonino Falconi. Per il resto i partiti non prevedono altri cambi, nonostane il muso lungo del sindaco per la decisione avventiniana di Alessio Putzu e Salvatore Ledda. E mentre il Partito Democratico offrirà ancora una volta massima disponibilità e collaborazione per l'argomento Piano Urbanistico, e mentre la giunta siederà tutta al suo posto, non è detto che altrettanto facciano i consiglieri dell'ancora esistente maggioranza di centrodestra. Qualcuno infatti diserterà il consiglio e saranno quelle che a scuola si chiamano assenze strategiche. Lì per evitare un'interrogazione, quì per lanciare l'ennesimo messaggio al sindaco. <O si fa così...> oppure si va a casa. Ma l'impressione di ieri è che siano davvero pochi quelli disposti a scommettere un soldo bucato sul fatto che presto arriverà in città il commissario regionale. I pezzi da novanta del centrodestra, quelli che contano e che mai si vedono a palazzo degli Scolopi, sono convinti che alla fine il sindaco cederà e rimpiazzerà gli assessori non più graditi con i nomi che i partiti le hanno imposto. Esattamente come accadde all'indomani dell'elezione, quando per comporre la giunta ci volle un bel po' di fatica. Insomma, <o così...o così>. A meno che stavolta la porta non faccia un rumore fragoroso.

 

Fondi Fas, l'Isola rimane al palo 4 miliardi soltanto per la Sicilia - Il Sardegna, Alessandro Zorco

Novità sui fondi Fas per lo sviluppo del Mezzogiorno, quelli di cui il centrosinistra aveva denunciato lo “scippo” dopo lo spostamento del G8 dalla Maddalena all'Aquila e il conseguente stop a infrastrutture importanti come la nuova Sassari- Olbia. Dopo essere stati “congelati” dal ministro Tremonti, i fondi Fas ricompariranno oggi nella seduta del Cipe in programma a Roma che stanzierà quattro miliardi di euro. Per chi? Ma per la Sicilia, naturalmente. Dopo una riunione a Palazzo Grazioli con i ministri Alfano e Prestigiacomo e con i parlamentari e i vertici del Pdl siciliano, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha deciso che nel Mezzogiorno la priorità è rappresentata dalla Sicilia che otterrà il finanziamento immediato di ben 138 opere per un totale di 4 miliardi di euro (200 milioni saranno destinati ad opere infrastrutturali nel Comune di Palermo). «Le altre regioni dovranno aspettare», ha spiegato Berlusconi. Anche perchè la Regione sarda non ha ancora presentato il Piano attuativo regionale (Par), ovvero la riprogrammazione delle risorse spettanti alle singole regioni, condicio sine qua non per l'erogazione dei fondi (che viceversa Sicilia e Puglia hanno presentato per tempo). Con buona pace dei parlamentari del centrodestra che, durante i lavori sul Dpef (che programma ulteriori 5 miliardi e mezzo per la Sicilia contro soli 18 milioni per la Sardegna) hanno strappato al Governo la promessa di finanziare la Sassari-Olbia, il completamento della 131, la trasversale sarda e il tunnel di Cagliari. «È UNO SCANDALO», tuona il deputato del Pd Giulio Calvisi. «Siamo alle solite: prevale la politica delle pressioni dei notabili del luogo piuttosto che una vera programmazione. La verità è che il Governo ascolta la Sicilia e non la Sardegna. La risoluzione ottenuta dai colleghi del Pdl è solo l'ennesima promessa. Questa delibera segna la differenza tra chi ottiene veramente e chi ha solo le pacche sulle spalle». Di diverso avviso il senatore del Pdl Piergiorgio Massidda. «Mentre in Sardegna si facevano riunioni di “protesta”, a Roma, i parlamentari sardi del centrodestra, lavoravano per far passare provvedimenti che portassero alla luce l'emergenza Sardegna», scrive il parlamentare: «la nostra risoluzione è un atto concreto, ancora più forte degli articoli presenti nel Dpef». Infine i sindacati sardi, che - intervenendo nel dibattito nazionale sui tagli dello Stato al Mezzogiorno - chiedono «una forte iniziativa politica nei confronti del governo finalizzata allo sblocco degli stanziamenti per tutte le regioni del Mezzogiorno, compresa la Sardegna».

 

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giovedì 30 luglio Riduci

Il Sardegna: Dpef, la nuova promessa ai sardi subito le infrastrutture per l'Isola.

di Alessandro Zorco

Tutto come previsto. Il Dpef del Governo viene archiviato con la clamorosa sperequazione ai danni della Sardegna, che riceve solo 18 milioni di euro in tre anni per le infrastrutture contro i cinque miliardi e mezzo della Sicilia che, tra le proteste di molti parlamentari (anche non sardi), si mangia praticamente tutti i soldi per il Mezzogiorno. Passato il Dpef, sul quale peraltro si è pronunciata sfavorevolmente anche la conferenza Stato-Regioni (ma il governatore Ugo Cappellacci non ha partecipato alla riunione romana), per la Sardegna solo l'impegno della maggioranza, passato con la risoluzione finale votata ieri alla Camera e al Senato, di realizzare nel minore tempo possibile le quattro opere infrastrutturali previste nell'interrogazione presentata una decina di giorni fa dall'ex presidente della Regione Mauro Pili: la Sassari-Olbia, l'adeguamento della statale 131 Carlo Felice, la realizzazione della trasversale sarda Oristano-Tortolì e del tunnel sotterraneo in via Roma a Cagliari. «L'INSERIMENTO nella risoluzione finale approvata dalla Camera sul Dpef delle opere da noi proposte è un primo segnale che accoglie le richieste che abbiamo avanzato con la nostra interrogazione la scorsa settimana», commentano i deputati sardi del Pdl Mauro Pili, Bruno Murgia, Settimo Nizzi, Carmelo Porcu e Paolo Vella. «Si tratta di un impegno politico importante che deve ora essere tradotto in atti concreti e conseguenti. La decisione che abbiamo assunto di denunciare la grave discriminazione verso la Sardegna sul Dpef è stata una scelta obbligata per rappresentare al governo la necessità di un profondo riequilibrio dei fondi statali. Oggi più che mai saremo vigili per tutelare gli interessi della nostra regione nell'attuazione immediata di questi impegni. La nostra sarà una continua azione tesa a salvaguardare un ripartizione di fondi che tenga conto del grave divario infrastrutturale della Sardegna. L' impegno della maggioranza è un invito forte e chiaro al governo per sbloccare i fondi senza ritardi». Di diverso avviso l'opposizione. «Non è la prima volta che il Governo si impegna per la Sardegna, ma le strade si fanno con gli atti ufficiali, non con le risoluzioni », commenta Giulio Calvisi (Pd) che, insieme al capogruppo del Pd in Consiglio regionale denuncia la sparizione dal Dpef anche dei soldi per l'ultimo lotto della nuova Sassari- Alghero. «Di concreto non c'è nulla - dice Calvisi - la miseria rimane». Polemico anche Federico Palomba (Idv). «Nonostante le azioni nefaste per la nostra Isola di Berlusconi, i parlamentari sardi del Pdl hanno votato a favore del Dpef».

 

LA REPUBBLICA - Politica: Bertolaso: “Incendi ritardi per l’emergenza”

ROMA — «La risposta della flotta aerea della Protezione civile nel contrasto degli incendi che la settimana scorsa hanno causato gravi danni in Sardegna è stata rapida, ma ci sono stati ritardi ed errori nella gestione dell’emergenza ». Lo ha detto alla Camera il capo del Dipartimento Guido Bertolaso, nel corso dell’informativa urgente del governo sull’emergenza incendi. Ma ha anche aggiunto: «Gli incendi si spengono a terra, l’intervento aereo è un’aggiunta». Ieri in Gallura è stato arrestato un operaio romeno che avrebbe provocato uno degli incendi dei giorni scorsi.

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mercoledì 29 luglio Riduci
NONNIS AZZERA LA GIUNTA - mercoledì 29 luglio 2009
 
 
Il primo cittadino ha ceduto alla richiesta delle segreterie che da giorni avevano sollecitato l'azzeramento e il rimpasto.

 

Giunta azzerata. Da adesso si lavora per mettere in piedi il terzo esecutivo di Angela Nonnis. Il sindaco lo ha annunciato ieri sera in un'aula semi deserta, dopo che i consiglieri e gli assessori di Forza Italia verso il Pdl, An, lista civica Città Nuova avevano lasciato l'aula. «Da adesso lavorerò al nuovo esecutivo e tra oggi e domani potrò presentare la nuova squadra di governo». Un esecutivo che dovrebbe essere quello concordato con i partiti circa una settimana fa e che prevede tre nuovi assessori.
Il primo cittadino, dunque, ha ceduto alla richiesta delle segreterie che da giorni avevano sollecitato l'azzeramento e il rimpasto. Dunque si cambia, dopo che due giorni fa Angela Nonnis era stata categorica dicendo di non voler accettare «diktat da nessuno».
Ma i partiti sono sempre rimasti fermi sulla loro posizione, anche perchè si era arrivati a una situazione limite: continuare a tirare la corda avrebbe significato non poter governare più. Nessun commento ufficiale da parte dei partiti. Solo Paolo Sulis che, a nome di tutto il gruppo Misto (Michele Piredda, Gianni Garau e Giuseppe Vacca), si è dettto sorpreso per le dichiarazioni fatte dal sindaco in consiglio comunale. «I dikitat ci sono stati, ma solo sui programmi a suo tempo concordati e sui problemi della città - ha scritto in una nota, - che dopo due anni sono ancora irrisolti». Sulis ricorda che da sei mesi il suo gruppo chiede una verifica, ma ancora tutto è fermo. Le note dolenti sono quelle ormai note: degrado, abbandono delle frazioni, malcontento tra il personale «e sono tutte deleghe che il sindaco ha tenuto per sé. Giunta e sindaco hanno brillato solo negli incarichi e nelle decine di assunzioni». Sotto accusa anche viabilità, parcheggi, segnaletica, ingressi della città, rotonde, ma anche cultura «dove si continua, come sempre, a vivere alla giornata», ha ribadito. Il gruppo Misto, infine, insiste sul fatto che «se un assessorato non ha funzionato per incapacità di attuare il programma da parte di un assessore - si legge, - spetta al sindaco trarne le conseguenze». E ancora sul ruolo dei partiti che «hanno l'autorità per intervenire e mettere fine a questo balletto indecoroso che danneggia la città - va avanti. - Solo dopo la verifica daremo sostegno alla maggioranza».

di Valeria Pinna

dal sito de L'Unione Sarda

 

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