da La nuova Sardegna
ORISTANO. Alla fine il motivo del contendere si era ridotto a questo: «Iniziamo la discussione entro il 30 aprile». «No, iniziamo il 7 maggio». Vista dall’esterno sembra una motivazione un po’ povera per mandare a casa in anticipo un consiglio comunale. Roba da non credere. E infatti pochi ci credono.
Ognuno ha la propria verità e i sostenitori del sindaco (sia in Consiglio che fuori) lanciano accuse neppure tanto velate di interessi inconfessabili che avrebbero spinto la quasi totalità dell’assemblea a mantenere una posizione intransigente. Il Comitato d’intesa sul Puc aveva promesso rivelazioni esplosive, parlando di nuove zonizzazioni a cui avrebbero aperto le porte, se approvate, alcune osservazioni. Per essere approvate, però, sarebbero dovute passare in Consiglio. E la Commissione aveva già dato parere negativo. Comunque l’ipotetico interesse dei sostenitori delle nuove zonizzazioni sarebbe stato quello di portare il Puc in Consiglio. Cose che invece non avverrà. Almeno non in tempi brevi.
I consiglieri che si sono opposti al diktat della Nonnis in questi utlimi giorni si sono beccati insinuazioni e sospetti di ogni tipo. Si è parlato di «voto di scambio», di persone «che peccano anche dal punto di vista etico e morale», «di compagni di viaggio che non condividono più un percorso di chiarezza, trasparenza e legalità».
Accuse generiche e spesso riversate un po’ a cuor leggero. Al di là degli slogan la sostanza era però un’altra: il percorso che avrebbe portato alla definizione del Puc era stato segnato in modo netto e condiviso già dalla riunione del 23: lavoro preparatorio nelle commissioni congiunte entro aprile, in Consiglio il 6 per concludere tutto entro il 14. Un percorso tracciato non nelle «segrete stanze», ma in una riunione di capigruppo, con maggioranza e opposizione. Un progetto realistico e condiviso che si è scontrato contro un invalicabile scoglio: la volontà dell’assessore Ledda prima e del sindaco Nonnis poi di iniziare la discussione in consiglio comunale entro aprile. E di fronte alla domanda obbligata: «Perché?», la risposta non è mai stata chiara e netta. Non si voleva sovrapporre il Puc con la campagna elettorale? Sarebbe avvenuto lo stesso, anche se il dibattito fosse iniziato il 28 o il 29. E allora, perchè il 30 aprile è diventata una linea Maginot sul quale immolarsi? Perchè anche la via d’uscita offerta dal Comitato d’intesa sul Puc, che chiedeva al sindaco di ripensarci è stata ignorata? Angela Nonnis ha sempre avuto un innegabile appeal, una capacità di entrare nel cuore della gente, e lo ha dimostrato lunedì sera in aula riversando sul Consiglio la responsabilità della rottura. Ma la gestione politica della crisi è stata lacunosa. Ha subito attaccato a testa bassa, sin dalla conferenza stampa in cui aveva annunciato la richiesta di convocazione del Consiglio, con toni da sfida e accuse ai consiglieri. Il fatto che non abbia trovato persone ben disposte è stata una conseguenza inevitabile. Ma il perchè rimane ancora senza risposta.