SIG. PRESIDENTE,
Non le nascondo la mia totale delusione dal suo intervento in quest’aula in merito alla vicenda Alcoa in particolare, ma anche in merito alla crisi industriale in generale, che la Sardegna sta attraversando.
Ho avuto quasi l’impressione che lei non si sia ancora reso conto che la campagna elettorale è finita e che sempre lei, da un anno ormai, è il primo responsabile di questo governo Regionale.
Nel suo intervento, la scorsa settimana si è limitato all’esame della situazione attuale, di fatto ne ha accertato la diagnosi ma, non ha detto una parola su quella che può essere la cura.
Un merito però il suo intervento lo ha avuto:
quello, cioè, di aver confermato il limite più evidente, ma che di fatto è un difetto di origine sua, della sua giunta e della sua maggioranza, di subalternità nei confronti del governo nazionale, il quale continua a trascurare la nostra isola quasi si trattasse di un piccolo scoglio disabitato al di là del MAR TIRRENO.
Qualche settimana fa, il Direttore di un Quotidiano Sardo molto vicino alle vostre posizioni politiche, per descrivere il rapporto esistente tra il governo Berlusconi e la Sardegna lo ha descritto con una famosa canzone di Mina.
La canzone era “Parole, Parole, Parole”.
Migliore similitudine non poteva esser fatta.
La Sardegna vive una crisi industriale drammatica, la quale coinvolge migliaia di famiglie e getta ombre funeste sul futuro di interi territori dell’isola; le Aree Interne (a proposito Presidente, si ricordi che esistono anche quelle) che di sviluppo non hanno mai visto neppure l’ombra, registrano una preoccupante ripresa dei flussi migratori; gli indicatori di povertà segnalano, nelle città e nei paesi, un aumento delle famiglie con reddito al di sotto della soglia di sopravvivenza, la percentuale della disoccupazione in Sardegna è maggiore di 3 – 4 punti percentuali rispetto alla media del resto d’Italia e contemporaneamente diminuiscono gli occupati.
Di fronte a tutto questo, di fronte a questo dramma, il governo regionale appare afono, incapace di imporre al governo nazionale il rispetto delle promesse abbondantemente elargite un anno fa’ in campagna elettorale e di constringerlo ad occuparsi seriamente della Sardegna, affrontando la crisi in atto e mettendo in campo azioni e risorse capaci di rivitalizzare l’intero sistema economico isolano, a partire dagli investimenti.
Del tutto retorico e poco credibile appare il suo appello ad evitare le divisioni politiche e fare fronte comune in difesa della Sardegna.
Per quanto ci riguarda, noi abbiamo mostrato concretamente di saperlo fare, anche nei confronti dei governi amici, conseguendo, nel recente passato,brisultati straordinari che ora vengono messi in discussione.
Lo abbiamo fatto anche in quest’inizio di legislatura nei vostri confronti.
Gli ordini del giorno approvati all’unanimità non si contano più.
Ciò che manca sono, non solo i risultati, ma anche l’impegno, la forza e la capacità di aprire un confronto vero tra un governo che è espressione di una Regione Autonoma e il Governo Nazionale.
I fondi FAS, il G8 e il confronto sul sistema scolastico sardo ne sono le testimonianze più evidenti.
Tutto ciò avviene nel momento in cui altre regioni come la Valle D’Aosta, la Sicilia e perfino la Lombardia, ottengono risultati che imbarazzano, nel confronto, la nostra autonomia.
Nel presentarci le sue dichiarazioni programmatiche, quasi un anno fa, lei dichiarò in quest’aula che non avevate un progetto complessivo della Sardegna.
Purtroppo ce ne siamo accorti.
Il suo ultimo intervento, da questo punto di vista è stato ancora più grave.
Non credo di essere stato l’unico ma, mi creda, l’ho ascoltato con molta attenzione, e non ho sentito una parola su quella che è la vostra strategia per affrontare nel particolare l’emergenza ALCOA, e più in generale la crisi di tutto il sistema industriale della Sardegna.
Avete voluto approvare la Finanziaria 2010, preoccupati più dell’effetto mediatico che avreste avuto per averla approvata entro il 31 Dicembre, che non della necessità di affrontare, in quel momento e tutti insieme, Maggioranza e Minoranza, il dramma della condizione sarda.
Oltre alle due finanziarie e al collegato, avete voluto dare priorità agli oratori, all’apertura dei centri commerciali nelle feste comandate e alla nuova normativa sugli agriturismi.
Argomenti certamente importanti, ma in un momento di crisi drammatica avremmo certo preferito discutere altre priorità.
Noi siamo pronti a fare la nostra parte.
Siamo convinti che in mancanza di alternative certe e credibili dobbiamo concentrare tutti i nostri sforzi per salvare e dare un futuro certo al sistema industriale esistente.
Vogliamo provare a discutere per quali motivi un gruppo industriale internazionale dovrebbe continuare a stare in Sardegna e per quali motivi dovrebbe continuare a investire in Sardegna e non in Lombardia, in Romania o nell’Arabia Saudita?
Non essendoci più gli incentivi che portarono quel tipo d’industria nel nostro territorio, oggi è necessario inventare nuove condizioni per rendere “appetibile” ancora la nostra isola, magari destinando a ciò risorse Regionali.
Non abbiamo più tempo (cita Maninchedda).
Un accordo quadro con il Governo Nazionale che rilanci le attività produttive in Sardegna, può essere lo strumento per uscire da una situazione drammatica.
Un accordo quadro che insieme ai due livelli istituzionali veda protagonisti gli altri attori quali il sindacato e il sistema delle imprese.
Le vertenze aziendali e le crisi di settore non debbono essere affrontate sempre e comunque in un quadro di emergenza, occorre una nuova fase che consenta a tutti di sviluppare e far emergere nuove politiche per il lavoro e per l’ impresa.
Ogni nuova politica dovrà guardare, quindi, oltre che alla crisi in atto e alla loro risoluzione in termini di prospettiva, ad un vero riequilibrio tra le varie aree della nostra Regione.
In un contesto di forte difficoltà i territori storicamente deboli come l’Oristanese rischiano di essere tagliati fuori per sempre da qualsiasi modello di sviluppo e di crescita.
L’Oristanese soffre, oltre le pesanti ripercussioni della attuale crisi, un ritardo di sviluppo non più sopportabile.
Gli indicatori sulla disoccupazione raggiungono livelli drammatici e in alcune sub aree oscillano tra il 24 e il 36%, con un aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali del 400%.
L’esperienza degli ultimi dieci anni di un tentativo di industrializzazione legata ai benefici della legge 488 ha mostrato tutti i suoi limiti.
Numerose iniziative imprenditoriali che hanno visto la luce grazie al sostegno di questa legge, hanno a distanza di pochi anni, subito colpevoli cessazioni per calo di consumi, profitti in diminuzione, politiche di mercato, il tutto nel più totale silenzio.
Inserire il territorio oristanese nel contesto più generale di una politica di investimenti e politiche di settore nel tessuto produttivo sardo, ci sembra un modo appropriato per favorire la crescita complessiva e per introdurre nella concreta azione politica del governo Regionale valide azioni di mutualità e di riequilibrio.
Noi siamo pronti ad un confronto serio e leale, nel rispetto dei propri ruoli, ad affrontare qui, in quest’aula e nelle commissioni, il futuro della Sardegna.
Questo significa che è necessario cambiare il metodo del confronto.
Il collega Vargiu si chiedeva dove si decide il futuro della Sardegna. Lo sa molto bene.
Si ricordi dove è stato ideato e scritto l’emendamento all’emendamento che ha riscritto la Sanità Sarda e si ricordi i soggetti che hanno scritto il cosiddetto
“piano casa” e troverà la risposta.
Se cambiate questo modo di porre i problemi, e se le priorità saranno altre, e cioè quelle finalizzate alla crescita economica e sociale dei Sardi, noi saremo con voi.