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L'OPINIONE
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Ritratto sincero di un paese
di Ferruccio De Bortoli

Le parole del governatore sono applaudite da tutti. Il giorno dopo dimenticate da molti. Speriamo che almeno questa volta non sia così, perché Draghi ha detto più di quello che, con concretezza e lucidità, ha scritto. Una grande relazione. In sintesi. La lezione della crisi finanziaria è una sola: la colpa è del vuoto regolamentare americano e l’azzardo morale va sanzionato. Duramente. Le nuove regole sono però ostacolate («Anche da molti di voi presenti») perché, si dice, freneranno la ripresa. Non è così. Dall’euro non si esce, ma si rafforzi il patto di stabilità e crescita. Non c’è solo la disciplina di bilancio. Se un Paese non fa le riforme necessarie a tutti, lavoro e istruzione per esempio, può ricevere una sanzione anche politica: la perdita del voto in sede comunitaria. L’ultima manovra del governo era necessaria e inevitabile, ma è incompleta. Si propone lodevolmente di contenere l’espansione della spesa pubblica all’1 per cento nel biennio 2011-12. Nota il governatore: negli ultimi dieci anni è cresciuta al ritmo del 4,6 per cento ogni dodici mesi.
Di colpo virtuosi? Speriamo. Se l’Italia ha sopportato meglio di altri la crisi, il merito è soprattutto della politica monetaria, meno del governo. L’estensione degli ammortizzatori sociali, però, è stata corretta ed efficace. La manovra agisce seriamente sulla spesa previdenziale (finestre ed età pensionabile), ma potrebbe abbassare il già debole tasso di crescita. Il rischio è una seconda recessione. «Macelleria sociale è l’evasione fiscale ». Solo di Iva si evadono trenta miliardi l’anno. Se l’avessimo pagata regolarmente in questi anni, il livello del debito sul prodotto lordo sarebbe fra i migliori d'Europa. Più forti dei tedeschi. L’evasione va combattuta, e il governo, ammette Draghi, si sta impegnando. Le risorse recuperate riducano le aliquote, specie sul lavoro. L’altro grande ostacolo (macigno) alla crescita...
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ATTUALITA'
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Il Pd ad Oristano
di Antonio Solinas

I
Il positivo risultato dei ballottaggi, se da un lato rinfranca lo spirito di quanti lavorano, nel campo del centrosinistra, per costruire una alternativa di governo al centrodestra che “sgoverna” attualmente la Regione, dall’altro consegna ai democratici oristanesi qualche ulteriore elemento di riflessione.
Sette province ad uno, per il centrosinistra, cinque anni fa. Sei a due, oggi. Quasi tutto invariato, Gallura a parte. Tutto invariato, ahinoi, ad Oristano, dove il centrodestra si è ulteriormente rafforzato, rispetto alla precedente tornata elettorale, sfondando la soglia del 60%.
Dobbiamo, con franchezza e senza giri di parole, riconoscere la pesante sconfitta, non mitigata dal fatto che il PD è stato il partito che ha raccolto più voti. Il risultato è del tutto insoddisfacente. Questo però nulla aggiunge a ciò che già sapevamo: ad Oristano e provincia occorre compiere un lavoro enorme per provare a costruire , al Comune capoluogo ed in Provincia, una prospettiva di governo capace di essere realmente competitiva rispetto al centrodestra, al quale non hanno nuociuto neppure i tanti disastri compiuti in questi anni.
Lo sapevamo, dicevo. Per questo abbiamo alcuni mesi fa, anche...
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